La Strada | Racconto - Poesia · Poesie · Racconti

La Strada | Episodio II | Frammenti

Cocci per terra,
rimango quasi senza

respiro affannosamente,
non è questa la vita che

sognavo di essere unico,
che la mia vita avesse un

senso di colpa
che mi assale,
la testa pulsa
ho troppi

pensieri viaggiano
in strade nervose
così rapidi
che sono sempre

dietro la fila di macchine
al semaforo per il lavoro,
non arriverò mai in

tempo di cambiare strada,
tempo di svoltare,
almeno una volta ogni

tanto non accade nulla
in questa vita
dove l’oggi
è sempre uguale a ieri
e sarà uguale anche al

domani vorrei essere
in un’altra vita,
con altra faccia
correndo in un’altra

strada che non riconosco,
sono perso
in un autostrada
senza indicazioni
a dirmi dove mi

trovo un ragazzo
che fa l’autostop,
lo faccio salire che
magari mi può

guidare nella strada vuota,
di notte,
mi rilassa,
trovo pace,
correndo verso
il chissà dove.

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La Strada | Racconto - Poesia · Poesie · Racconti

La Strada | Episodio I | Rivelazione

…numero civico 5,
scala 4,
interno 3,
inferno 2,
insonne uno,
io.

Muoio di sete
di speranze
di sogni
di nostalgie.

Nel frigo,
solo birra.

Improvvisamente,
immancabilmente,
irragionevolmente,
il bicchiere scivola dalle mani,
tocca il suolo,

mi frantumo io.

E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )
E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )

Diario di un Viaggio

Diario di un Viaggio Lungo Quanto una Vita (o di una Vita Breve Quanto un Viaggio) | Capitolo IV | Campi e campi, errori ed orrori

Ogni mattina mi sveglio e spulcio la lista Forbes degli uomini più ricchi del mondo. Non ci sono, così vado a lavorare.

Robert Orben

Oggi è stata una giornata memorabile.
Oggi questo venticinquenne studente universitario, aspirante poeta, a tratta scrittore, di tanto in tanto pittore, per un paio di volte regista, per il resto del tempo fannullone, per la prima volta nella sua vita, primissima volta, ha lavorato nel senso stretto del termine.

Ed è stato orribile.

Ma come si può fare questa cosa? Lavorare stanca per citare uno bravo sul serio. Almeno uno può dire che ha trovato il suo campo di lavoro, ma che succede se quel campo è un campo di raccolta di frutta?
Ebbene si, la cosa peggiore del cominciare a lavorare è che ho deciso di cominciare la mia carriera nel mondo del lavoro con uno dei lavori peggiori in assoluto: La raccolta di frutta nei campi.
Un po’ come schiavi americani, con la differenza che qui pagano. E neanche poco bisogna dire.

Ma com’è successo che uno che non ha mai faticato si sia messo a fare una cosa del genere?

Andiamo con ordine.

Come ben sapete mi trovo da qualche giorno in Australia; e bene, per stare qui è necessario un visto d’immigrazione. Di questi ce ne sono diversi: c’è il visto studenti, il visto per le vacanze, il visto permanente e poi c’è il Working Holiday che, in buona sostanza, è quello che ho fatto io (al momento).
Con il Working Holiday – in pratica – hai il permesso per stare in Australia per un anno e lavorare; oltre questo hai anche la possibilità di rinnovare il visto ad un secondo anno (e poi basta però), però ad una condizione: Devi lavorare per 89 giorni in manovalanza. Puoi scegliere tu, ci sono dei lavori che permettono questo rinnovo come ad esempio – per l’appunto – nei campi a raccogliere la frutta, nel settore edile a faticà, in miniera etc..

Il mio progetto è il seguente: Fare i due anni di Working Holiday, poi fare un master qui e prendere il visto studenti ed a quel punto, accumulati diversi anni di residenza in Australia, chiedere il visto permanente.

Ecco svelato l’arcano, ecco la ragione per la quale sono tutto stanco oggi, con la schiena a pezzi, le gambe doloranti e la voglia di vivere pari a zero (dai qualcosa in realtà è rimasto) facciamo pari a 0.7.

Cioè uno decide di fare lo scrittore così da potersene stare seduto tutto il giorno e poi guarda che gli tocca fare, mah.

Comunque il lavoro là è fattibile. Si deve solo stare otto ore a raccogliere ste Blueberries, metterle in dei cestini e poi far pesare i cestini. Nei campi c’è gente di qualsiasi nazionalità: Italiani, tedeschi, indiani, thailandesi, cinesi, inglesi, canadesi, olandesi, australiani. Qualsiasi. Puoi metterti le cuffie ed ascoltare la musica o chiacchierare con le persone vicine. Una volta presa l’abitudine diventa meno faticoso.

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Coi colleghi a prendere una paura dalla fatica.

Finito quello, distrutto dalla giornata, sono andato insieme a qualche giovane collega al tempio indiano di questa cittadina, dove ogni mercoledì sera offrono cibo indiano a tutti. Una cosa carinissima per avvicinare le persone alla loro cultura; quello è stato davvero piacevole. Per entrare al tempio bisogna togliersi le scarpe e mettere qualcosa per coprire la testa (loro stessi danno a disposizione diverse bandane). Si mangia lì tutti insieme, rigorosamente a terra e rigorosamente con le gambe incrociate. Poi chi vuole può pregare e ringraziare. Bello bello.

Ora qua sono le due ed un quarto di notte, io ho dormicchiato un po’ fino a mezzanotte e sono sveglio da quel momento. Non riesco a prendere sonno e alle sei devo svegliarmi per un’altra giornata d’infer – cioè – di lavoro.

Maledizione.

Il Lungo Addio

Il Lungo Addio | Capitolo V | 27/08/2017 – 26/09/2017

Insieme, cominciamo da capo.
Adesso e per sempre, ti amo.

Guardando il mondo dall’alto
dirò addio alla sfera d’esistenza,
volando nei cieli bui della notte eterna
cui l’universo espanso ambisce;
Addio ad ogni atomo che s’allontana da me
alla ricerca di spazi infiniti e di vuoti cosmici;

Addio a tutti voi amici miei, atomi separati
fratelli ma non di sangue; addio.
Compagni di avventura, abbiamo camminato insieme
per un po’,
ma il bivio di questo sentiero ci separa.

Non uscite dal sentiero, che potreste perdervi.
Vedo in fondo le biforcazioni che si incrociano;
tre volte, tre incroci.
Tante volte ci incontreremo ancora,
e che il terzo ed ultimo, sia quello che passeremo insieme
o quello dove ci saluteremo con risa e lacrime.

Addio miei compagni,
brindo a voi e alla vostre gesta,
brindo ai nostri viaggi e ai nostri amori,
brindo a coloro che mancano,
brindo ai prossimi brindisi
che non siano così distanti da questo.

La partenza è in atto manca poco,
nella valigia ho messo quasi tutta una vita;
sento come se ogni momento dalla nascita
fosse servito a questo scopo,
sento il cuore fremere
sento la leggenda nelle mie vene.

Diario di un Viaggio

Diario di un Viaggio Lungo Quanto una Vita (o di una Vita Breve Quanto un Viaggio) | Capitolo III | Le perle di saggezza del Guru del Can-Can

“Buon viaggio,
che sia un’andata o un ritorno
che sia una vita oppure un giorno
che sia per sempre o un secondo.
(…)
Coraggio lasciare tutto indietro e andare,
partire per ricominciare,
che non c’è niente di più vero di un miraggio.”

Buon Viaggio (Share the Love)Cesare Cremonini

Come ogni mattina, mi trovavo a passeggiare sul bagnasciuga,
con l’acqua del mare che mi bagnava i piedi nudi
un momento si e quello successivo no;
e mi prodigavo – come vi ho già raccontato –
ad immaginare le meraviglie che potrebbero esserci
sull’altra riva dell’immenso oceano.
Creature mitologiche, tribù arcaiche,
frutti esotici enormi, stelle sconosciute,

o forse – chissà – , l’amore.

Mio Adorato Lord Spinnen,
siete voi su quella riva
ad attendere la mia partenza?

– DaIl Diario della Duchessa Minnow

 

Allora, le cose importanti.

Oggi ho visto un canguro.
– Anzi –
Oggi ho visto tre canguri.
Coricati su un prato a rilassarsi all’ombra.
Ed uno di loro ha cominciato a saltare.

Questa è la cosa importante che è successa dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Non ho avuto voglia di scrivere nulla fino a questo momento (è successo tipo cinque minuti fa di vedere i canguri), ma dopo quelle meraviglie non ho potuto fare a meno di prendere il portatile e comunicarvi la novella.
Non importa nulla che ho trovato già lavoro e che domani comincerò a raccogliere frutta nella farm, non è importante che inizio a fare amicizia con gente molto simpatica (anche qualche italiano), e non è importante nemmeno il conto in banca o la macchina che mi appresto a comprare. No, signori miei:

Ho visto dei canguri! Su un prato davanti una casa!!!
Ma capite che bello? Uscite di casa la mattina per andare a scuola e vi trovate un canguro – Un canguro! – che vi guarda masticando un po’ del vostro prato. E poi saltella con la coda e tutto e il cucciolo nella tasca che esce le zampine per salutarvi, e allora voi saltate insieme a lui e scappate nell’orizzonte con l’arcobaleno e tutte le lucine.
Ma che belli sono i canguri, non avete idea. Guardate come saltellava felice!

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E’ forse questo il segreto della vita? Saltare allegramente con le zampette carinissime? Il canguro conosce il segreto. ma lo tiene per sé, e salta altrove.

Comunque, a parte la sensazionale notizia della visione dei canguri (la prossima volta ne porto uno con me a casa). Ho un paio di foto che ho fatto per mostrarvi qualche dettaglio della cittadina in cui mi trovo.
E quando dico un paio intendo letteralmente un paio; non sono molto bravo a ricordarmi di fotografare le cose, ma imparerò piano piano.

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Questo è il mare qua. Un sacco di onde, un sacco di surfers, rilassamento totale.
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Questo è il tempo indiano. Qui a Woolgoolga la società Indiana è molto fusa a quella Australiana. Da poco è stato fatto il festival del curry. E’ molto bella come cosa.

Due. Fine delle foto.

Per il resto che posso dirvi. Soffro ancora il Jet Leg, ma in una maniera nuova:
in pratica non dormo, o comunque dormo pochissimo e in ore diverse della giornata. Ieri ho fatto un pisolino di un’ora nel pomeriggio e poi nella notte mi sono addormentato diverse volte, per circa cinque minuti. Ma va bene, questo e altro per andare alla scoperta di nuovi mondi, nuove spiagge e nuovi cieli.

Vorrei chiedervi cosa ne pensate di questo diario. E’ diverso dal resto del blog e dalle poesie – qui serve una parentesi bella grande –

( poesie che come vedete sto tralasciando ma solo perché ho i pensieri e la testa tutti rivolti alla sopravvivenza, alla ricerca di un lavoro, alla burocrazia e a tutte quelle cose noiosissime; appena sarò in regola conto di essere nuovamente periodico. Ma anche qui è la parola di uno scrittore e gli scrittori sono di natura bugiardi )

comunque dicevo, datemi un feedback. Non vorrei sembrasse un’ostentazione o un vanto questo diario; spero piaccia insomma. Fatemi sapere voi!

Intanto ci sentiamo presto, vado a fare il primo bagno in acque nuove!
Spalsh!

Diario di un Viaggio

Diario di un Viaggio Lungo Quanto una Vita (o di una Vita Breve Quanto un Viaggio) | Capitolo II | Terra! Atterra! A terra!

Erfahrung, in tedesco “esperienza”, deriva dall’antico Irfaran, “viaggiare”.

Stefano Lanuzza

Addio miei compagni,
brindo a voi e alle vostre gesta,
brindo ai nostri viaggi e ai nostri amori,
brindo a coloro che mancano,
brindo ai prossimi brindisi
che non sia così distanti da questo.

– da “Il brindisi del Lungo Addio”

Santi tutti, io scherzavo quando dicevo “se sopravviverò”, eppure, adesso mi sento come se non riuscissi a più a camminare un secondo di più; che se avessi dovuto fare solo un altro passo, sarei svenuto. E’ stata davvero dura ma alla fine

Ce l’abbiamo fatta! Siamo in Australia, guys! Yo, kangaroo wassaaaaaaaaaaaap?
Si, riprendiamoci. Che ore sono? Dove siamo? Cosa stavo dicendo.

Dunque, partenza Venerdì 22 ed arrivo Domenica 24. Palermo-Roma-Kuwait-Bangkok-Singapore-Sidney-Coffs Harbour- Woolgoolga. 53 ore di viaggio ininterrotto, sembrava impossibile eppure siamo qua.

C’eravamo lasciati a Bangkok, mi sembra.
La permanenza lì è andata molto liscia. Ho scoperto che i thailandesi hanno l’abitudine di vendere frutta disidratata in buste plastiche; successivamente mi sono spostato a Singapore e lasciatemelo dire

L’aeroporto di Singapore è il più bello che ho mai visto in vita mia.
Lussuosissimo, con una musica rilassante nell’aria. Dei giardini con tanto di laghetto all’interno dei gate, poltrone comodissime per dormire, un aera creativa con pastelli e fogli di carta per disegnare, l’aerea meditazione e quella per la preghiera. Meraviglioso.
Se dovessi fare una vacanza un giorno la passerei nell’aeroporto di Singapore. E’ meglio di hotel a cinque stelle!

Dopo Singapore è stata la volta di Sidney. Lì mi hanno fatto i soliti controlli di routine per gli immigrati (e bene sì, da queste parti gli immigrati siamo noi), niente di che comunque. Da quello che mi avevano detto parenti ed amici i controlli erano temibili; io non ho avuto alcuna difficoltà se non

se non il fatto che stavo quasi per perdere l’ultimissimo volo – quello Per Coffs Harbour – a causa di questi controlli; ma è bastato correre come un pazzo per mezzo aeroporto per arrivare in tempo. Quest ultimo volo è stato il più brutto. Ero stanco, sporco e stanco e il pilota sballottava un casino a destra e manca; ad un certo punto ho avuto la nausea (cosa che non mi era mai capitata volando). E la cosa divertente è che tutto questo è accaduto proprio sul volo più breve e scemo di tutti!

In ogni caso, abbiamo quasi finito; sono atterrato a Coffs Harbour (un aeroporto davvero minuscolo), uscito da lì sono stato investito da un caldo afoso che sorprendeva me come gli indigeni (tecnicamente qui è appena arrivata la primavera). Mancava l’ultimo sforzo, trovare un autobus per questa maledetta bellissima Woolgoolga (non è un nome divertente per una cittadina? Provate a ripeterlo continuamente, a me fa ridere sempre). Ma di domenica non ci sono bus.
La scelta era semplice Autostop o taxi.

I due giorni di viaggio e i venticinque anni da viziato hanno deciso per il taxi.
Ora sono all’ostello dove alloggerò per la prima settimana. Ci sono diverse stanze da condividere con tanti ragazzi, ma è davvero bello come posto. C’è la cucina, il tavolo da biliardo, il letto comodissimo, il bagno, il mare vicino, il letto super comodo, le poltrone dove sedersi, il wifi, la televisione, il letto che è meraviglioso, i giochi da tavolo, dei libri da leggere, il letto, il letto, il letto. Vado a dormire, non ce la faccio più.

Ci risentiamo al risveglio!

Poesie

Difficoltà

Ed ancora ci proviamo,
con tutte le difficoltà,
noi ci proviamo,
sotto le lenzuola,
ancora

ci fingiamo cantastorie
e scriviamo fiabe magiche
che permettano
con colorite metafore
su mostriciattoli tentacolari,
pesciolini o ragni,
o esseri acquatici
e montagne parlanti,
ci proviamo ancora così
a spiegarci l’un l’altro

che in realtà siamo scienziati,
che non si parla di mostri
ma di fili energici
provenienti dall’universo stesso
che ci avvolgono nei meandri
più profondi dell’animo;
o magari che,
psicologicamente è possibile
trovare una soluzione
che possa funzionare,
quando cerchiamo
con tutte le forze
di farci capire che

è diverso da quello degli altri.
Ed allora,
improvvisandoci archeologi,
esploriamo l’antichità;
da quei due della mela,
a quel tipo che non doveva girarsi,
fino ai Montecchi e i Capuleti,

sotto le lenzuola,
circondati da libri,
da foto tue,
dipinti miei,
con i muri pieni di geroglifici
e segni inventati,
tu magari a suonare un po’,
io a scrivere questa poesia,
sotto le lenzuola,
ci proviamo sempre
a trovare parole che
non stiano strette
all’infinito
che vogliamo dirci.