Il Gioco delle Parole

Il Gioco delle Parole | Round III | Tu | Rettifica

Ed eccola qua; è stato un po’ complicato, ma -d’altronde- lo è sempre quando uso le vostre parole. Ringrazio tutti voi per aver partecipato, è sempre divertente vedere cosa esce fuori da questa opera collettiva.
Questa volta ho voluto usare i vostri termini per scrivere una poesia d’amore assoluto, prorompente e forte, di fiducia totale verso una persona. La persona. La mia persona. Amore mio, questa poesia, come quasi tutte quelle ci sono in questo blog, è per te.

*Mi sono appena reso conto di aver saltato le parole di due persone, non so come ma mentre le raccoglievo le devo aver perse. Vi chiedo perdono “Perseide” e shy3asd; ecco qui la versione riveduta e corretta.

Già che ci sono volevo dare i crediti a tutti quanti. Di conseguenza ringrazio voi che mi avete donato le parole, grazie a

lamelasbacata, Walter Carrettoni, alyeska9, rosasolito, Kosmonavt, giulianimei, lacercante, erospea, liberastorie, “Perseide”, Ghiandaia blog, Halia, amilcaxas, shy3asd, Anna, adrianalibretti.

 

Tu

Tu che sei nata
in mezzo al guazzabuglio,
nell’occhio del ciclone,
che angelica
sei emersa dalla neve,
leggera, bianca;

tu che ti sei opposta
al pesante destino
di gravitazione
a cui noialtri,
siamo condannati,
che ti sei fatta libellula
che sei volata libera
oltre i tralicci del mondo,
oltre l’atmosfera cupa;

tu che sei stata morbida,
peluche per essere amicizia
o sei stata lama
per tagliare le parole
che potessero dare soddisfazione
al tuo desiderio,

tu che sei candida
senza colpa,
che non c’eri quando
la luna ci incantava
col canto senza parole,
onomatopeico,
e tutti noi,
perdevamo la purezza
in un circolo infinito
di peccato
e vizio.

tu che nella rotazione delle ore,
superi il giorno stesso
cosparso dal tempo,
tu che respirando
doni sapore anche all’acqua
persino al tofu,

tu,
amore,
che sei tutto
che sai tutto,
sii tu la ma mia serendipità,
dammela tu la strada
da seguire una volta sola,
andata senza ritorno,
dammelo tu l’indirizzo,
indicami quale guard-rail
superare ad occhi chiusi
per raggiungere con un salto
una volta per tutte
l’utopia
di questi nostri giorni.

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Il Gioco delle Parole

Il Gioco delle Parole | Round III

Sono stato molto impegnato negli ultimi giorni; il lavoro qua è davvero sfiancante e il resto del tempo lo passo cercando una casa dove traslocare;
Comunque presto, appena possibile, racconterò tutte queste cose in un nuovo capitolo del diario. Qua volevo solo ringraziarvi ancora per i consigli e le correzioni che mi avete dato finora e per avermi seguito anche in questa avventura australiana da togliere il respiro.

Dato che non so come sarebbe questo blog senza il vostro contributo ho deciso di dare ancora una volta la parola a voi che mi seguite; anzi, sarebbe meglio dire, le parole.
Signore e Signori è con grandissimo piacere che vi presento in questa sede la terza manche del favoloso, ineguagliabile, divertentissimo

Gioco delle Parole

(urla in visibilio nel sottofondo)

Pensavate che me ne fossi dimenticato vero? Ed invece rieccolo!
Chi l’ha già fatto conosce le regole, coloro che sono più nuovi ancora no.
Intanto, se volete vedere le manche precedenti, potete dare un’occhiata qui e qui per quanto riguarda il primo round e qui e qui per il secondo.
In ogni caso eccovi qui le regole, è molto semplice:

Ognuno di noi (me compreso) sceglie due parole fra quelle che preferisce; possono essere parole importanti, parole belle, parole senza ragione, qualunque cosa. E le scrive commentando questo articolo. Il tempo limite per partecipare varia, di norma è di ventiquattro ore ma, essendo io stesso un ritardatario di prima categoria, è un limite estremamente elastico.
Una volta chiusa la fase di raccolta di parole, io mi occuperò di metterle tutte insieme in un’unica poesia.
Una poesia che quindi sarà collettiva, d’insieme; una poesia co-working se vogliamo, dove diverse teste parteciperanno per un fine comune.

Le mie parole questa volta sono:
Andata e Ritorno

Spero partecipiate in molti, sono davvero curioso di cosa potrà uscire questa volta!

La Strada | Racconto - Poesia · Poesie · Racconti

La Strada | Episodio III | Orizzonti

Il giorno sulla strada
passa troppo in fretta
e la notte
è la notte che non ti aspetti,
è la notte dove ti perdi.

Urano e Saturno s’incontrano
e diventano amanti,
poi solo amici,
poi più niente.
Il tutto accade nell’orizzonte,
e l’orizzonte non è mai stato così vicino.

Miliardi di stelle,
come cocci di vetro per terra,
mi osservano similmente
al paio di occhi
a cui ho dato passaggio.

Quegli occhi sanno
e, come in un sogno,
se loro sanno
allora,
improvvisamente
so anche io.

Sono perso nella notte,
con tutto l’universo a disposizione
e non so da dove cominciare.

Una vita intera
dura quanto una canzone
alla radio,
la canzone
dura un secondo.
Il secondo è un infinito
posizionato fra due infiniti.

L’universo si muove,
l’eternità è in attesa,
corro sulla strada
a ritroso
verso il centro;
corro
ad una velocità
ridicolmente alta.

Nell’orizzonte scorgo il Big Bang,
e l’orizzonte non è mai stato così vicino.

 

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La Strada | Episodio II | Frammenti

Cocci per terra,
rimango quasi senza

respiro affannosamente,
non è questa la vita che

sognavo di essere unico,
che la mia vita avesse un

senso di colpa
che mi assale,
la testa pulsa
ho troppi

pensieri viaggiano
in strade nervose
così rapidi
che sono sempre

dietro la fila di macchine
al semaforo per il lavoro,
non arriverò mai in

tempo di cambiare strada,
tempo di svoltare,
almeno una volta ogni

tanto non accade nulla
in questa vita
dove l’oggi
è sempre uguale a ieri
e sarà uguale anche al

domani vorrei essere
in un’altra vita,
con altra faccia
correndo in un’altra

strada che non riconosco,
sono perso
in un autostrada
senza indicazioni
a dirmi dove mi

trovo un ragazzo
che fa l’autostop,
lo faccio salire che
magari mi può

guidare nella strada vuota,
di notte,
mi rilassa,
trovo pace,
correndo verso
il chissà dove.

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La Strada | Episodio I | Rivelazione

…numero civico 5,
scala 4,
interno 3,
inferno 2,
insonne uno,
io.

Muoio di sete
di speranze
di sogni
di nostalgie.

Nel frigo,
solo birra.

Improvvisamente,
immancabilmente,
irragionevolmente,
il bicchiere scivola dalle mani,
tocca il suolo,

mi frantumo io.

E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )
E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )

Diario di un Viaggio

Diario di un Viaggio Lungo Quanto una Vita (o di una Vita Breve Quanto un Viaggio) | Capitolo IV | Campi e campi, errori ed orrori

Ogni mattina mi sveglio e spulcio la lista Forbes degli uomini più ricchi del mondo. Non ci sono, così vado a lavorare.

Robert Orben

Oggi è stata una giornata memorabile.
Oggi questo venticinquenne studente universitario, aspirante poeta, a tratta scrittore, di tanto in tanto pittore, per un paio di volte regista, per il resto del tempo fannullone, per la prima volta nella sua vita, primissima volta, ha lavorato nel senso stretto del termine.

Ed è stato orribile.

Ma come si può fare questa cosa? Lavorare stanca per citare uno bravo sul serio. Almeno uno può dire che ha trovato il suo campo di lavoro, ma che succede se quel campo è un campo di raccolta di frutta?
Ebbene si, la cosa peggiore del cominciare a lavorare è che ho deciso di cominciare la mia carriera nel mondo del lavoro con uno dei lavori peggiori in assoluto: La raccolta di frutta nei campi.
Un po’ come schiavi americani, con la differenza che qui pagano. E neanche poco bisogna dire.

Ma com’è successo che uno che non ha mai faticato si sia messo a fare una cosa del genere?

Andiamo con ordine.

Come ben sapete mi trovo da qualche giorno in Australia; e bene, per stare qui è necessario un visto d’immigrazione. Di questi ce ne sono diversi: c’è il visto studenti, il visto per le vacanze, il visto permanente e poi c’è il Working Holiday che, in buona sostanza, è quello che ho fatto io (al momento).
Con il Working Holiday – in pratica – hai il permesso per stare in Australia per un anno e lavorare; oltre questo hai anche la possibilità di rinnovare il visto ad un secondo anno (e poi basta però), però ad una condizione: Devi lavorare per 89 giorni in manovalanza. Puoi scegliere tu, ci sono dei lavori che permettono questo rinnovo come ad esempio – per l’appunto – nei campi a raccogliere la frutta, nel settore edile a faticà, in miniera etc..

Il mio progetto è il seguente: Fare i due anni di Working Holiday, poi fare un master qui e prendere il visto studenti ed a quel punto, accumulati diversi anni di residenza in Australia, chiedere il visto permanente.

Ecco svelato l’arcano, ecco la ragione per la quale sono tutto stanco oggi, con la schiena a pezzi, le gambe doloranti e la voglia di vivere pari a zero (dai qualcosa in realtà è rimasto) facciamo pari a 0.7.

Cioè uno decide di fare lo scrittore così da potersene stare seduto tutto il giorno e poi guarda che gli tocca fare, mah.

Comunque il lavoro là è fattibile. Si deve solo stare otto ore a raccogliere ste Blueberries, metterle in dei cestini e poi far pesare i cestini. Nei campi c’è gente di qualsiasi nazionalità: Italiani, tedeschi, indiani, thailandesi, cinesi, inglesi, canadesi, olandesi, australiani. Qualsiasi. Puoi metterti le cuffie ed ascoltare la musica o chiacchierare con le persone vicine. Una volta presa l’abitudine diventa meno faticoso.

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Coi colleghi a prendere una paura dalla fatica.

Finito quello, distrutto dalla giornata, sono andato insieme a qualche giovane collega al tempio indiano di questa cittadina, dove ogni mercoledì sera offrono cibo indiano a tutti. Una cosa carinissima per avvicinare le persone alla loro cultura; quello è stato davvero piacevole. Per entrare al tempio bisogna togliersi le scarpe e mettere qualcosa per coprire la testa (loro stessi danno a disposizione diverse bandane). Si mangia lì tutti insieme, rigorosamente a terra e rigorosamente con le gambe incrociate. Poi chi vuole può pregare e ringraziare. Bello bello.

Ora qua sono le due ed un quarto di notte, io ho dormicchiato un po’ fino a mezzanotte e sono sveglio da quel momento. Non riesco a prendere sonno e alle sei devo svegliarmi per un’altra giornata d’infer – cioè – di lavoro.

Maledizione.

Il Lungo Addio

Il Lungo Addio | Capitolo V | 27/08/2017 – 26/09/2017

Insieme, cominciamo da capo.
Adesso e per sempre, ti amo.

Guardando il mondo dall’alto
dirò addio alla sfera d’esistenza,
volando nei cieli bui della notte eterna
cui l’universo espanso ambisce;
Addio ad ogni atomo che s’allontana da me
alla ricerca di spazi infiniti e di vuoti cosmici;

Addio a tutti voi amici miei, atomi separati
fratelli ma non di sangue; addio.
Compagni di avventura, abbiamo camminato insieme
per un po’,
ma il bivio di questo sentiero ci separa.

Non uscite dal sentiero, che potreste perdervi.
Vedo in fondo le biforcazioni che si incrociano;
tre volte, tre incroci.
Tante volte ci incontreremo ancora,
e che il terzo ed ultimo, sia quello che passeremo insieme
o quello dove ci saluteremo con risa e lacrime.

Addio miei compagni,
brindo a voi e alla vostre gesta,
brindo ai nostri viaggi e ai nostri amori,
brindo a coloro che mancano,
brindo ai prossimi brindisi
che non siano così distanti da questo.

La partenza è in atto manca poco,
nella valigia ho messo quasi tutta una vita;
sento come se ogni momento dalla nascita
fosse servito a questo scopo,
sento il cuore fremere
sento la leggenda nelle mie vene.