La Strada | Racconto - Poesia

La Strada | Episodio VI | Bivio

La Storia continua
pur avendo, il vecchio,
finito di raccontarla;
ora è la storia che racconta
del vecchio,
ed il vecchio diventa
scheletro,
poi polvere,
poi più niente.

E’ tutto ciò che gli spetta?
(E’ ciò che spetta a tutti)

Senza risposte,
ma senza fermarci
(come non si ferma la storia)
torniamo all’auto,
verso nuove mete
di un pellegrinaggio
senza meta;

si muove con noi – la strada -,
io ho perso qualcosa,
il ragazzo ha perso se stesso,
entrambi speriamo di trovare
o trovarci, nell’asfalto infinito
di una linea interuniversale.

Un bivio ci costringe
a decidere fra due giorni,
due momenti di destino,
gli stessi per entrambi noi.

 

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La Strada | Episodio V | Storia

“Non si canta di c’era una volta
poichè una volta
non c’è ancora stata,
nell’ovunque sempre
tutto è presente,
tutto è ora.

La prima storia,
raccontata dal vecchio uomo,
narra del fuoco
narrata dal fuoco
racconta del primo uomo.

Tutti i miti divampano
dalle braci del big bang storico,

canti,
guerre,
amori,
regni,
Dei,
cavalieri,
santi,
fratelli, padri
madri, sorelle,

tutti son capitoli
della prima storia
che da qualche parte lontana,
in qualche tempo remoto,
il vecchio continua a raccontare,

E ci sei anche tu,
nella storia,
e c’è una strada;
via per tutte le vie,
la linea che attraversa
due punti di convergenza;
incongnite
finché non divengono
scelte.

E se la storia che vivi
è parte della storia del vecchio,
la strada in cui cammini
è parte della Strada,

e prima o poi
il viaggio terminerà,
la storia finirà
ed il fuoco si spegnerà.”

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La Strada | Episodio IV | Fuoco

Stanco di correre,
stanco di milioni di miliardi di chilometri,
fermo
l’auto nell’antichità di un luogo
sconosciuto ma ricordato,
fermo
il pensiero in un tempio
di macerie ancora da costruire,
fermo
lo sguardo su tre uomini
ed un fuoco,
fermo
il tempo che lì non è ancora nato,
fermo
il compagno ragazzo che mi porto dietro,
fermo
dice l’uomo dei tre
più vecchio,
fermo viandante,
che sei in luogo sacro,
fermo devi stare,
osserva, ascolta,
questa che vado a narrare
è la prima storia,
sei all’alba dei tempi,
testimone
insieme al fuoco sacro
del primo racconto;
fermi state,
ed ascoltate.

 

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La Strada | Episodio III | Orizzonti

Il giorno sulla strada
passa troppo in fretta
e la notte
è la notte che non ti aspetti,
è la notte dove ti perdi.

Urano e Saturno s’incontrano
e diventano amanti,
poi solo amici,
poi più niente.
Il tutto accade nell’orizzonte,
e l’orizzonte non è mai stato così vicino.

Miliardi di stelle,
come cocci di vetro per terra,
mi osservano similmente
al paio di occhi
a cui ho dato passaggio.

Quegli occhi sanno
e, come in un sogno,
se loro sanno
allora,
improvvisamente
so anche io.

Sono perso nella notte,
con tutto l’universo a disposizione
e non so da dove cominciare.

Una vita intera
dura quanto una canzone
alla radio,
la canzone
dura un secondo.
Il secondo è un infinito
posizionato fra due infiniti.

L’universo si muove,
l’eternità è in attesa,
corro sulla strada
a ritroso
verso il centro;
corro
ad una velocità
ridicolmente alta.

Nell’orizzonte scorgo il Big Bang,
e l’orizzonte non è mai stato così vicino.

 

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La Strada | Episodio II | Frammenti

Cocci per terra,
rimango quasi senza

respiro affannosamente,
non è questa la vita che

sognavo di essere unico,
che la mia vita avesse un

senso di colpa
che mi assale,
la testa pulsa
ho troppi

pensieri viaggiano
in strade nervose
così rapidi
che sono sempre

dietro la fila di macchine
al semaforo per il lavoro,
non arriverò mai in

tempo di cambiare strada,
tempo di svoltare,
almeno una volta ogni

tanto non accade nulla
in questa vita
dove l’oggi
è sempre uguale a ieri
e sarà uguale anche al

domani vorrei essere
in un’altra vita,
con altra faccia
correndo in un’altra

strada che non riconosco,
sono perso
in un autostrada
senza indicazioni
a dirmi dove mi

trovo un ragazzo
che fa l’autostop,
lo faccio salire che
magari mi può

guidare nella strada vuota,
di notte,
mi rilassa,
trovo pace,
correndo verso
il chissà dove.

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La Strada | Episodio I | Rivelazione

…numero civico 5,
scala 4,
interno 3,
inferno 2,
insonne uno,
io.

Muoio di sete
di speranze
di sogni
di nostalgie.

Nel frigo,
solo birra.

Improvvisamente,
immancabilmente,
irragionevolmente,
il bicchiere scivola dalle mani,
tocca il suolo,

mi frantumo io.

E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )
E’ tutto ciò che mi spetta?
E’ ciò che spetta a tutti )

Racconti

La Felicità si Racconta Male

Qui a Palermo c’è questo gruppo di persone che si riuniscono periodicamente per scrivere tutti insieme. E’ una cosa molto interessante. In buona sostanza si vedono da qualche parte della città, qualcuno sceglie un tema (che può essere una frase, una canzone, una poesia, una parola, una foto) e tutti scrivono qualcosa seguendo quel tema.
Passato il momento scrittura si attua quello lettura dove ognuno legge davanti agli altri ciò che ha scritto.
E’ molto bella come iniziativa ed escono davvero idee interessanti.
Se siete da queste parti il gruppo si chiama New Book Club On the Road ed è coordinato da questo scrittore emergente, Alessio Castiglione.

In ogni caso, in quelle volte che ci sono andato, ho scritto qualche cosa di carino che qui vi riporto.

Qui il tema era

 

La felicità si racconta male

Allora, da capo.

Una casa in centro, un letto, indossavo solo mutande.
Il lenzuolo si staccava sempre ma dormivamo anche sul materasso; era verde.
Poi che altro c’era… una tazza con il suo latte non bevuto, un pacco di cereali.
Tre cereali caduti a terra.
Mezzo cornetto mangiato.
Sette – no – otto, otto briciole sul letto.
L’aria condizionata a diciotto gradi, fuori ce ne erano trentadue.
Il sole era basso, entrava dalle persiane.
Tre libri accanto al letto: Due di Calvino – miei – ed uno suo – Papalagi -.
Lo devo comprare, se devo ricostruire tutto, lo devo comprare.

Che edizione era? Non me lo ricordo. Cazzo, ma perché non ricordo?

Cosa manca poi?
C’era musica, si. Sunday Morning, Maroon 5.
Fuori dalla finestra: Sei macchine parcheggiate.
Due blu scuro, una rossa, due bianche ed una grigia. In quest’ordine.
Che ora era? Saranno state le sei del pomeriggio. Non c’era un orologio? L’ora è importante. Estremamente importante.
Ah! C’era il suo cellulare sul comodino. 18:47, quella è l’ora.
Perfetto, ci siamo quasi.

Che altro? Cosa manca?
Due fogli disegnati sul tavolo.
Un computer sul divano.
Nove piatti e quattro bicchieri sporchi nel lavandino.
Due spazzolini in bagno.
Un rubinetto che perde una goccia alla volta.
Quattro braccia, gambe, occhi, narici, orecchie.
Quaranta dita.
Circa sette milioni di capelli.

Cosa manca poi; ancora, ci siamo.
Il cielo era rosso? Rosa?
Cazzo, perché non hai prestato attenzione?
Quanti batuffoli di polvere c’erano per terra?
Non mi ricordo. Non lo ricordo!
Dovevo stare attento, i dettagli sono vitali.
Se devo ricostruire quel momento, i dettagli sono tutto.
Tutto.

E’ stato il tuo ultimo attimo di felicità, dovevi stare più attento.

Cosa manca ancora?
Cosa manca?

Basta, così non va!

| Strappa il foglio |

Allora, da capo.

Una casa.
Un letto.
Ero in mutande.