Il Lungo Addio | Capitolo II | 26-05-2017

eppure adesso
che non ci sei più,
perché mi sembra che il nostro addio
non sia ancora finito?

Devo ancora salutare tante cose,
ma come posso fare
se non ho finito di salutare
le nostre cose,
i nostri occhi,
i nostri baci
le nostre parole?

Addio al sole di oggi,
addio a questo caffè bruciato,
addio ai miei polmoni,
addio a Manfro e Nino
che dormono sopra.

Un tempo volevo vivere per sempre,
ora non vedo l’ora
che questa poesia finisca,
fa troppo male
continuare una vita a metà
non vedo l’ora che finisca.

Ti dico Addio, ogni volta che mi sveglio
ché ti vedo nei sogni,
dico addio alla mia terra
che abbandono adesso
per nuovi lidi
alla ricerca della mia verità
di me stesso,
me stesso a cui
ho detto addio

Il Lungo Addio | Capitolo I | 26-04-2017

Addio per sempre
a quegli occhi
nostalgici
che muoiono
ogni giorno
in cui non ti guardano,
ma che vivono
di stanchezza
osservando tutto il resto.

E Addio alle mani
sporche di mondo
e che vorrebbero pulirsi
delicatamente sulla tua pelle,
per poter toccare
ancora una volta
i cieli rossi e viola
del tempo che fu
quando l’alba illuminò
il nostro giardino segreto.

Voglio dire Addio adesso,
che ci sono ancora,
che penso ancora
a tutto ciò che lascerò
nel momento in cui gli occhi
che sono ancora giovani
e che provano gelosia
per ciò che non vedranno più.

Addio a te, amore mio
non pensavo che il nostro addio
durasse così poco,

Il Lungo Addio | Preludio

Sono mancato un po’, ho viaggiato in questi giorni e non sono riuscito a connettermi se non per pubblicare una sola poesia. Ma ci sono, ci sono ancora.
Appena tornato ho visto con mia felice sorpresa di aver raggiunto la cifra di 300; di conseguenza voglio fare un nuovo regalo.

Che cos’è “Il Lungo Addio”:
E’ una poesia sperimentale che ho pensato nel momento più cupo della mia vita, circa due mesi fa. E’ e sarà la mia poesia finale, la mia poesia totale, quella più rappresentativa. Ne “Il Lungo Addio” saluto ogni cosa che mi capita, ogni giorno che passa, scrivo un verso ogni giorno, uno solo; di conseguenza il verso del giorno diventa rappresentativo di quel giorno, manifesta la mia personalità le mie emozioni in quel preciso giorno. Intendo farlo per sempre, fin quando sarò in vita, così che la poesia diventi la rappresentazione dello scorrere del mio tempo. Immagino cambi di stile sincronizzati con il cambio di persona, con l’evoluzione del carattere; cambi talmente graduali da non essere nemmeno notati. Immagino di poter salutare chiunque ed ogni cosa, senza dimenticarlo. Ed infine immagino di svegliarmi un giorno, scrivere il verso, magari mettere una virgola, e poi, quel giorno, morire. E la poesia resterà aperta, incompleta per sempre, ma completa di vita. Non credo nei finali, sono bravo a lasciare le cose sempre a metà, e questa poesia sarà il mio ultimo lavoro incompleto.

E’ una poesia estremamente personale, la poesia è me.
Ho cominciato a scriverla il 26 Aprile 2017; per facilitare la cosa divido la poesia in mesi, come fossero capitoli.
Di conseguenza ogni 26 del mese aspettatevi il nuovo capitolo.
Qui metto il Preludio, scritto tutto lo stesso giorno per spiegare cosa intendo fare.
Ecco qua.

Il Lungo Addio

Preludio

Concedimi solo
un ultimo Addio,
che sia lungo però,
che duri quanto me;

Con un verso
ogni giorno,
muovendomi verso
la data di scadenza
di questa sofferenza.

Solo un Addio,
che finisca
quando finirò io,
per sempre incompleto
con una parola lasciata lì
senza punto,

per porre fine
alla malsana pazzia
di porre fine
a ciò che inizia.

Concedimi questo Addio,
che finirà solo quando
la morte mi bacerà,
così che la mia pelle
non sentirà mai
la tua
che mi dice Addio.

La sveglia

Senti il suono,

ma da dove viene?

Ma sei tu,
sei tu che lo fai,
meglio tardi
che mai.

La sveglia,
suona
a ritmo del sangue
che ti pompa
nelle vene;

ti dice che sei vivo,
sei vivo,
sei un cretino,
ma almeno vivo.

Hai fatto tutto tu,
da solo,
hai creato solo tu
la melma
dove ristangnavi,

la colpa non è li fuori,
non è d’altri,
e nemmeno l’obiettivo,

sempre a chiedere,
sempre ad aspettare,
sempre a commiserarti,

buu-hu che cattiveria
,
tutti cattivi,
merda quanto spreco.

Hai mai contato tutti
i sospiri malinconici
che hai sprecato?
Saranno milioni ormai.

Ora fermati,
respira,
ecco,
l’aria entra dalla bocca,
sentila quando scende
nella gola,
sii conscio,
è importante,

arriva ai polmoni,
mano sul petto,
guardalo che si allarga,
ora arriva il battito,
la sveglia,

Tum Tum,

parte il sangue,
e va ovunque,
ti riempie di te,
sei pieno di te,
sentilo viaggiare,
guarda arriva
ai polpastrelli
,
ed ora,
l’elettricità
scosse neuronali,
energia creativa,
eccola che nasce

la poesia
,

sei tu adesso,
sei tu qua,
sei tu,

non altro
,
non altri,
non esistono loro,
nemmeno ci sono,
tu nemmeno c’eri,
mi sei mancato
tantissimo,


bentornato
.

Profezia

Ce l’hai fatta,
amore,
ce l’hai fatta.

Ti ci è voluto
tanto tempo,
e ti sei impegnata
così tanto a far
sentire la tua assenza

ma alla fine,
ce l’hai fatta,
sei uscita.

Non c’è più
quell’infantile
speranza
che muoveva
i pensieri
mutandoli
in versi,

il nostro lieto fine
è lasciato lì
tanto tanto tempo fa,
in una volta
che non c’era
come non c’eri tu
in queste notti
di tempesta.

Sei svanita.
E un po’
sono sollevato,
per il resto
rassegnato
dispiaciuto.

È triste,
perché ripenso
a quei versi
che ti scrissi,
che adesso
hanno il sapore
di cliché:

“Mi dispiaccio,
perché so
che un giorno
il mio cuore
smetterà di battere
per te,

me ne dispiaccio,
pur sapendo,
che sarà il giorno
in cui smetterà
di battere
del tutto.”

Ora posso dire
che la profezia
era vera,
il cuore
ha smesso di battere,
si è fermato

solo che io
non sono morto.